Approccio Mentale al Lavoro - Corrado Ruini

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Approccio Mentale al Lavoro

Questo “elemento” è un fondamentale individuale che tutti possediamo e che ha – come le impronte digitali – una sua univoca ed inimitabile individualità.

Rappresenta un insieme variegato e dinamico di priorità, visioni, valori, convinzioni, paradigmi che, unite alle competenze e alle capacità e governate dal “carattere e dalla personalità” costituiscono l’universo della persona. Ne definiscono potenzialità e limiti, determinandone i percorsi formativi.

Il metodo sviluppo capitale umano, ha come sua pietra questa “fattore unico”, su di esso costruisce tutto l’agire orientato alla crescita e al miglioramento complessivo della persona del gruppo dell’azienda e di conseguenza della società.

L’approccio mentale al lavoro è pertanto un importantissimo e delicato “asset intangibile” di elevato valore patrimoniale nel computo intangibile dei valori che fanno la differenza. Dieci anni di approfondimento e studio su questo aspetto mi hanno permesso di costruire un ampio “pacchetto di strumenti operativi concreti” per individuare, analizzare e sviluppare individualmente e/o a piccoli gruppi questo fondamentale aspetto. Con la certezza, sempre più confermata dalle esperienze maturate negli anni, che sia possibile lavorare su di esso, non di rado con grandi soddisfazioni per il tangibile beneficio che la persona riceve.

L'approccio mentale al lavoro, analizzato attraverso strumenti propri del Coaching, è un fattore decisivo di successo e spesso il mio intervento riesce a sbloccare situazioni critiche e a generare nuove opzioni di sviluppo del capitale umano di imprese e organizzazioni

 

Lavorare bene.

 
Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto come si addice ad un onore.
 
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario.
 
Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori né per i clienti del padrone.
 
Doveva essere ben fatta di per se, in se, nella sua stessa natura.
 
Una tradizione venuta da lontano, dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta.
 
E ogni parte della sedia che non si vedeva, doveva essere ben lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
 
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
 
E sono solo io ormai "imbastardito" a farla adesso così lunga.
 
Per loro, in loro non c'era allora neppure l'ombra di una riflessione.
 
Il lavoro stava là. Si lavorava bene. (Peguy)
 
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